Aristotele E Il Pensiero Economico

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  • Published : September 16, 2008
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Università degli Studi di Milano – Bicocca

Aristotele e il pensiero economico

Indice:

1. Introduzione

2. Aristotele e la sua opera

2.1 Introduzione alle opere

2.2 La giustizia e la teoria dello scambio

2.3 Problemi interpretativi

3. Conclusioni

Bibliografia

1. Introduzione

L'economia, dal greco οίκος [oikos], 'casa' e νομος [nomos], 'norma', cioè amministrazione della casa, trova le sue origini nel pensiero antico, in cui, pur non trovando delle veri e propri modelli economici analitici, possiamo imbatterci in argomenti che costituiscono le basi delle più moderne teorie. L’economia prende le sue forme dal pensiero e dagli scritti di un grande filosofo vissuto tra il 384 e il 322 a.C. : Aristotele. Questo pensatore ha analizzato con successo i processi economici nella compravendita e nel baratto caratteristici dell’ economia della sua epoca e tutt’ oggi il suo pensiero attira l’interesse degli economisti contemporanei, per via dei primi abbozzi della teoria del valore che troviamo nelle sue opere.

2. Aristotele e la sua opera

2.1 Introduzione alle opere

Aristotele è stato definito genio universale poiché i suoi lavori toccano logica, epistemologia, metafisica, retorica, filosofia, politica; in realtà non ha mai parlato molto di economia poichè tutto quello che ha detto è stato trattato nell’analisi di altri soggetti : Nella Politica tratta del raggiungimento del benessere in modo più o meno naturale; tema che fu poi dibattuto nel medioevo perché sembrava portare argomentazione di supporto alla chiesa sul tema dell’usura. Nell’ Etica a Nicomaco della questione della giustizia nello scambio; ripreso poi dalla Scolastica di Tommaso d’Aquino. In quest’opera medievali individuarono la distinzione tra giustizia correttiva e distributiva, altri ancora vi lessero anche della giustizia commutativa, da vedersi come massima espressione della reciprocità e base dell’ atto naturale dello scambio.

Il tema unificante l’Etica Nicomachea e la Politica è quello della distinzione, diventata poi fondamentale nel pensiero economico, di quello che noi chiamiamo valore economico in valore d’uso e valore di scambio. Sembra interessante definire meglio le due categorie di valore individuate da Aristotele: i prodotti del lavoro dell’uomo hanno un valore che giace nel suo utilizzo (e quindi nel utilità che essi hanno per un particolare obiettivo) ma anche un secondo tipo di valore, che essi acquisiscono nel momento in cui diventano oggetto di uno scambio. Dunque il valore d’uso è una mera proprietà dell’oggetto, laddove, al contrario, il valore di scambio non è un concetto cosi lineare: una somma di denaro rappresenta la possibilità di avere una certa quantità di un bene, ma in che modo possiamo scambiare beni di diversa natura tra loro in modo equo? Aristotele, nel capitolo V dell’ Etica Nicomachea, - raccolta, divisa in dieci libri, delle lezioni di HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele" \o "Aristotele" Aristotele che porta questo nome perché fu il figlio di Aristotele, HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/Nicomaco" \o "Nicomaco" Nicomaco, ad organizzare e divulgare questa raccolta delle opere del padre- vuole rispondere proprio a questa domanda e, nel farlo, ha scoperto, formulato e analizzato il problema della commensurabilità: si è domandato quali dovessero essere le proporzioni per lo scambio di beni eterogenei, diversi e inconfrontabili, dunque la vera sfida fu nel trovare il modo per potere confrontare i loro valori.

Aristotele nella sua opera identifica come il fine verso cui tendono tutte le azioni dell’uomo: la felicità; a partire da questo dato, il filosofo si chiede come questo scopo possa essere raggiunto e inizia una lunga riflessione sulle azioni umane: è l’uomo infatti che, attraverso delle scelte riveste un ruolo attivo nella ricerca della felicità. Per fare ciò è indispensabile che...
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