L'Idea Di Europa Durante Il Nazi-Fascismo

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Valentina D’Acquisto|
L’Idea di Europa e il nazi-fascismo 1932-1945
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La Rochelle, Orestano Cantimori,Benvenuti,Curcio. Pensiero e analisi di un Paese diviso.|

07/12/2010
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INTRODUZIONE

La fine della Seconda Guerra Mondiale ci ha lasciato una controversa situazione legata alle ideologie riguardanti il concetto d’Europa. L’invasione del continente da parte delle truppe del dittatore tedesco Adolf Hitler e il clima di terrore e frattura in ogni Paese occupato, hanno fatto si che,nel periodo post- nazista, venisse ripreso l’ideale dell’Europa Nazione,insieme di patrie e nazionalismi,per superare la crisi del mondo moderno e ridestare un’identità sopita e dimenticata. Sarà l’ex ambasciatore a Berlino della Repubblica Sociale Italiana,Filippo Anfuso,a dedicare all’Europa Nazione,oltre al titolo della sua rivista, l’epiteto di ‘libera e unità’. Un Paese che sarebbe sorto in armonia con i nazionalismi stessi perché,come avrebbe detto Anfuso stesso «sarebbe difficile immaginarsi un’Europa spoglia delle sue soggettività nazionali». Anche un importante filosofo della destra post-bellica,Julius Evola, non rimane indifferente all’argomento. Secondo lui il continente sarebbe dovuto diventare «un blocco capace di difendersi da solo», in nome di un ideale più alto. Ad Evola però non piaceva la definizione di Europa Nazione, preferiva sicuramente la nozione di Impero: «solo nel segno dell’Impero essa potrebbe tornare una,come una nazione spirituale ed un blocco di civiltà». Egli si rammaricava solamente della mancanza di statisti in grado di integrare le politiche delle diverse nazioni. Auspicava l’esistenza un centro in ogni nazione, «dalla cui sinergia dovrebbe organizzarsi ed operare la superiore unità europea». Le nazioni necessitavano di una riorganizzazione spirituale, la base della quale era stata profondamente provata dal pugno di ferro dell’invasore. Esponente fulcro della tematica trattata fu Pierre Drieu La Rochelle,poeta francese che adoperò la su vita per l’ideale europeista.

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Il Fascismo in Italia (1922-43) ed il nazismo in Germania (1932-45) ,rappresentano due esperienze storiche,ideologicamente simili,formatesi nel periodo compreso fra le due guerre mondiali. Entrambi accomunati dal ‘totalitarismo’,ovvero un regime politico basato sul partito unico e all’obbedienza incondizionata al suo leader,con la soppressione delle libertà politiche e la repressione degli avversari. In Italia Mussolini aveva fondato i ‘Fasci di combattimento’ nel 1919, che nel 1921 si trasformarono in partito di massa, il ‘Partito Nazionale Fascista’,che,salito al potere con il consenso forzato del re dopo la marcia su Roma,trasformarono lo Stato liberale in regime autoritario, quale fu quello fascista. L’ideologia fascista comincia a farsi strada nel pensiero di molti intellettuali dell’epoca, costituendo la base per quella che poteva essere la visione di allora riguardo l’Europa,che stava diventando il mirino dell’espansione hitleriana e del suo movimento nazista. Tali posizioni vengono ribadite negli articoli di Delio Cantimori, storico e politico italiano,che pubblicò diversi articoli nell’autunno del 1929 nel ‘settimanale fascista degli universitari cagliaritani’,’Pattuglia’,nei quali scorgiamo quella che era la sua idea di Europa all’avvento del movimento mussoliniano:

Dobbiamo prepararci a pensare ed a decidere, a prender le iniziative per conto degli altri [popoli], se è vero che gli altri han perso la via e noi invece abbiamo trovato quella giusta. Ma questo gigantesco compito che i giovani italiani si assumono, non può esser soddisfatto se essi non cominciano a pensare universalmente, in modo valido non solo per la politica italiana interna, ma per la politica mondiale. [...] Bisogna che noi ci assuefacciamo a questi orizzonti, e che ci consideriamo appunto perché e in quanto italiani e fascisti, banditori di...
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