Relazione Tra Imprese E Banche

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  • Published : September 1, 2010
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Tesina
economia del credito cooperativo
tratta da:

Does function follow organizational form?
Evidence from the lending practises of large and small banks Allen N. Berger , Nathan H. Miller , Mitchell A. Petersen , Raghuram G. Rajan , Jeremy C. Stein

Corso di: Economia del Credito Cooperativo Lavoro a cura di: Riccardo Clerici Matricola numero: 0900030270

Abstract

Questo lavoro di ricerca che ho deciso di analizzare descrive in modo ampio e dettagliato le varie relazioni che intercorrono tra imprese e banche, in particolare cerca di dare spiegazioni, tramite analisi empiriche, sul diverso modo in cui piccole e grandi banche erogano credito. Il paper in oggetto si focalizza principalmente sulla diversa forma organizzativa che i vari istituti bancari assumono in base alla loro dimensione e cerca di cogliere le caratteristiche proprie per ognuna nel dar i prestiti alle imprese. Secondo le teorie basate sull’incompletezza contrattuale, le organizzazioni più piccole hanno un vantaggio comparativo quando hanno a che fare con le cosiddette “soft information”, inoltre altre variabili (come la distanza, lunghezza del rapporto, tipo di interazione con la clientela, razionamento) saranno analizzate per cogliere al meglio le differenze che intercorrono tra piccole e grandi banche. Ho deciso di analizzare questo lavoro perché ad una prima lettura mi è subito sembrato idoneo a riassumere i concetti principali visti e trattati nel corso di Economia del Credito Cooperativo, infatti in poche pagine e con semplici regressioni si evidenzia come sia diverso il comportamento tra le piccole e le grandi banche nella fase di erogazione del credito e non solo. Ho scelto inoltre questo paper perché era incentrato sulla realtà americana e quindi per capire se i concetti visti e analizzati durante il corso soprattutto osservando la situazione italiana, potevano benissimo andare bene anche per una struttura economica diversa dalla nostra. Da ultimo la mia scelta è ricaduta sul seguente lavoro perché sviluppato dai principali economisti e ricercatori della materia; è quindi, senza alcun dubbio, un paper di una certa importanza e punto di riferimento per le ricerche successive.

Introduzione

Parlando di organizzazione e quindi anche di teoria delle imprese è inevitabile incominciare facendo una breve parabola sulle principali teorie per l’appunto che nel tempo si sono susseguite. Con Coase (1937), ci si chiedeva che cosa determinava i confini dell’impresa e quindi si analizzava le diverse situazioni nelle quali si poteva avere integrazione verticale o orizzontale, successivamente grazie ai lavori di Williamson e Klein ci si è focalizzati sui problemi dell’hold-up e sui vantaggi/svantaggi dell’integrazione, recentemente il modello GHM (Grossman-Hart-Moore) ha preso il sopravvento. Questo spiega come in mondo dove regna l’incompletezza contrattuale gli incentivi ex ante dei vari agenti dipendono dal fatto se questi hanno o meno l’autorità o il controllo sui “physical assets”. La proprietà è perciò un’esclusiva fonte di potere e incentivi. Il paper sviluppato si concentra principalmente, non tanto su come le differenti tecnologie influenzano la proprietà degli assets, ma piuttosto su come la natura di un’organizzazione interagisce con i modi di fare business e i tipi di attività che si possono efficacemente intraprendere; nello specifico se le piccole organizzazioni sono migliori rispetto alle grandi in certi contesti. Il modello di Stein (2002) viene preso in considerazione come principale riferimento. Questo, applicato all’industria bancaria, spiega come piccole banche hanno vantaggi nel valutare progetti d’investimento basati interamente su informazioni del tipo “soft” e quindi che possono essere trasferite e usate dagli altri con difficoltà, mentre le banche più...
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